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I temi chiave della settimana sui mercati: IPC, BCE e risultati

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claves de la semana en mercados — análisis de mercados

I punti chiave della settimana sui mercati: CPI, BCE e risultati

I punti chiave della settimana sui mercati: non inizia una settimana qualsiasi. Il mercato arriva con l’S&P 500 a 7.718,60, il Nasdaq Composite a 26.506,99, l’Euro Stoxx 50 a 6.392,93, l’Ibex 35 a 20.050,70 e l’EUR/USD a 1,1621 alla chiusura di venerdì 4 settembre. Questo è il vero punto di partenza. Ciò che conta ora non è guardare nello specchietto retrovisore, ma capire cosa può muovere denaro, settori e aspettative tra oggi, lunedì 7, e venerdì 11 settembre. E questa volta la mappa è chiarissima: petrolio e geopolitica, Banca Centrale Europea, inflazione degli Stati Uniti e risultati aziendali con la capacità di agitare tecnologia e consumi.

Grafico giornaliero (1D) — TradingView · FX:EURUSD

Il primo fronte è geopolitico e non conviene sottovalutarlo. Il mercato resta molto sensibile al rischio in Medio Oriente e all’effetto che qualsiasi ulteriore tensione possa avere su energia, trasporti e premi per il rischio. Quando aumenta la pressione sulle rotte energetiche, il colpo non si ferma al greggio: si trasferisce all’inflazione attesa, ai rendimenti obbligazionari e alle valutazioni azionarie. Per un investitore di breve periodo questo significa una cosa molto concreta: se il petrolio torna a tendersi, utilities, compagnie aeree, industriali ad alta intensità energetica e parte dei consumi discrezionali possono rientrare di nuovo nel radar delle vendite, mentre energia e difesa conservano un supporto relativo. Per chi segue il mercato europeo e anche il LatAm, questo collegamento conta molto: se il Brent accelera, il dollaro di solito guadagna trazione e la volatilità si contagia rapidamente a borse, obbligazioni e valute emergenti.

Il secondo grande appuntamento della settimana è la Banca Centrale Europea. Giovedì 10 settembre arriva la decisione sui tassi alle 14:15 ora di Madrid, con conferenza stampa alle 14:45. Il consenso scontato dal calendario punta a un tasso principale del 2,65% rispetto al precedente 2,40%. Questo colloca la BCE al centro dello scenario, non solo per il movimento in sé, ma per il messaggio su inflazione core, crescita e prossima mossa. Se Christine Lagarde irrigidisce il tono, l’impatto può farsi sentire immediatamente su banche, immobili quotati, consumi e debito sovrano. Se invece la BCE alza i tassi ma lascia aperta una porta meno aggressiva per l’autunno, il mercato può premiare i settori penalizzati dai tassi elevati. Qui non c’è mistero: più del titolo, conterà il linguaggio su quanto a lungo le condizioni finanziarie resteranno restrittive.

Il terzo asse è la macro degli Stati Uniti. Giovedì 10 viene pubblicato anche il PPI di agosto alle 15:30 ora di Madrid e venerdì 11 arriva il dato che può dominare tutta la settimana: il CPI di agosto alle 15:30 ora di Madrid. Il consenso di calendario colloca il CPI generale al 2,5% su base annua e il CPI core al 2,4%. Dopo il rapporto sul lavoro noto venerdì 4 settembre, che ha rafforzato l’idea di una Federal Reserve ancora a disagio con l’inflazione, questi dati possono muovere con forza Nasdaq, Treasury, dollaro e oro. Tradotto nel linguaggio dell’investitore: se l’inflazione esce sopra le attese, i rendimenti possono tornare a salire e la tecnologia finirebbe di nuovo sotto pressione; se esce contenuta, il mercato avrebbe argomenti per tirare il fiato. Il riferimento della sessione statunitense da tenere d’occhio arriva quindi alle 15:30 di Madrid, 07:30 a Città del Messico.

C’è altra macro rilevante intorno a questi eventi. Lunedì 7 viene rivisto il PIL dell’eurozona del secondo trimestre alle 11:00 di Madrid, con una previsione dell’1,0% su base annua. Giovedì 10 si conosce anche il PIL mensile del Regno Unito alle 09:00 di Madrid, con una previsione dello 0,0% dopo il precedente 0,3%. Non sono cifre decorative. Se l’Europa conferma una crescita debole e la BCE irrigidisce, il mercato può tornare a penalizzare i titoli ciclici. Se il Regno Unito delude, la lettura può estendersi alla sensibilità dei consumi e dell’attività nelle economie sviluppate. Questa settimana, quindi, non si tratta solo di inflazione: si sta anche prezzando la crescita che resta dopo tanti mesi di tassi elevati.

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Per quanto riguarda i risultati aziendali, giovedì 10 concentra l’attenzione. Oracle ha la pubblicazione prevista per quel giorno, con un’aspettativa di utile per azione di 1,73 dollari e ricavi di 19,13 miliardi di dollari. Anche Adobe presenta i risultati giovedì 10, con un’aspettativa di 6,07 dollari per azione e ricavi di 6,69 miliardi di dollari. E Kroger figura nel calendario di questa settimana con una previsione di 1,06 dollari per azione e 34,65 miliardi di dollari di ricavi. Non è un blocco qualsiasi: Oracle e Adobe offrono una lettura diretta sulla spesa aziendale in software, cloud e intelligenza artificiale, mentre Kroger funge da termometro del consumatore e dei margini nella distribuzione. Se la tecnologia conferma solidità operativa, può sostenere parte della leadership del Nasdaq anche con tassi tesi. Se delude, il mercato avrà la scusa perfetta per ruotare.

Il sentiment di mercato arriva inoltre con una combinazione scomoda di forza negli asset rischiosi e timore che le banche centrali non abbiano ancora finito. Questa combinazione tende a essere pericolosa perché aumenta la sensibilità a qualsiasi sorpresa. Quando gli indici partono da livelli elevati, anche l’asticella per continuare a salire si alza. Per questo questa settimana non basta indovinare la direzione del dato: bisogna misurare la reazione del mercato a ogni dato. Se la BCE soddisfa le attese e l’euro si rafforza troppo, può pesare sugli esportatori. Se il CPI degli Stati Uniti raffredda le aspettative di ulteriori rialzi della Fed, il dollaro potrebbe cedere qualcosa e questo alleggerirebbe parte della pressione su materie prime e asset emergenti. In altre parole: più che una settimana di titoli, è una settimana di validazione o rigetto della narrativa dominante.

La mia lettura è diretta. L’investitore non ha bisogno di indovinare tutto; ha bisogno di sapere dove si trova il rischio reale. Questa settimana il rischio reale è nell’inflazione, nel tono della BCE e nell’energia. Poi vengono i risultati. Se combini questi quattro focus con disciplina, arrivi meglio preparato della maggior parte degli altri. E questo, sul mercato, è già un vantaggio.

I punti chiave della settimana

  • Giovedì 10, la BCE decide sui tassi alle 14:15 di Madrid e Lagarde parla alle 14:45.
  • Il consenso punta a un tasso principale della BCE del 2,65% rispetto al precedente 2,40%.
  • Venerdì 11, il CPI degli Stati Uniti esce alle 15:30 di Madrid, 07:30 a Città del Messico.
  • Il consenso sul CPI degli USA si colloca al 2,5% e il core al 2,4%.
  • Oracle e Adobe pubblicano i risultati giovedì 10 e possono muovere la tecnologia.
  • Kroger funge da termometro dei consumi e della pressione sui margini.
  • Il petrolio continua a essere la cerniera tra geopolitica, inflazione e banche centrali.
  • Tieni d’occhio la reazione di obbligazioni e dollaro: lì ci sarà la lettura più pulita del mercato.

Questo articolo è informazione finanziaria generale e non costituisce una raccomandazione di investimento.

Continua a leggere nel blog: Analisi settimanale dei mercati: occupazione forte e borsa impegnativa e Wall Street oggi: rimbalzo deciso con il Nasdaq al comando.

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