- L’euro scende contro il dollaro fino a 1,1198 dopo alcuni PMI deboli nell’Eurozona e un biglietto verde sostenuto da rendimenti lunghi elevati.
- Il DXY sale a 101,83 e il titolo di Stato statunitense a 10 anni sfiora il 5%, una combinazione scomoda per le borse e i mercati emergenti.
- Il sollievo del peso messicano nella seduta e il rimbalzo dello yen di giovedì non cambiano il quadro di fondo se la Fed mantiene il tono aggressivo la prossima settimana.
Euro dollaro oggi: l’EUR/USD scende a 1,1198 per il rialzo del dollaro
L’euro perde quota mentre il dollaro torna a imporsi: euro dollaro oggi
Euro dollaro oggi scende a 1,1198 alle 20:30 (12:30 a Città del Messico), in calo dello 0,21% rispetto alla chiusura di giovedì. Per me, il movimento si inserisce abbastanza bene in ciò che ha lasciato la seduta: PMI dell’area euro più deboli del previsto, indice del dollaro in rialzo e un mercato che continua a premiare il costo del denaro negli Stati Uniti.
Quotazioni alle 20:30 (ora di Madrid) del 23 ottobre 2026.
| Coppia | Quotazione | Var. % |
|---|---|---|
| EUR/USD | 1,1198 | -0,21% |
| USD/JPY | 156,88 | +0,07% |
| GBP/USD | 1,3372 | -0,18% |
| USD/MXN | 18,6569 | -0,18% |
| DXY | 101,83 | +0,21% |
EUR/USD: l’euro cede dopo PMI peggiori nell’area euro
Il riferimento più chiaro della giornata è arrivato al mattino. Alle 10:00 (2:00 a Città del Messico), il PMI manifatturiero dell’area euro è stato pubblicato a 52,4 contro 52,7 atteso, e quello dei servizi a 51,7 contro 52,6. Poi, nel pomeriggio, gli Stati Uniti hanno retto meglio: il loro PMI manifatturiero è uscito a 56,0 alle 15:45 (7:45 a Città del Messico).
Cosa implica. Il mercato valutario di solito non perdona una divergenza di crescita quando, inoltre, il prezzo del denaro continua a essere una variabile decisiva. Se l’Europa perde un po’ di trazione e gli Stati Uniti mantengono un tono più solido, il differenziale dei tassi reali e delle aspettative torna a giocare a favore del dollaro. Questo mette pressione sull’euro e ha una lettura diretta per la Borsa. Un euro più debole tende ad alleggerire parte delle esportatrici europee, ma da solo non risolve un ciclo con meno slancio. Per chi investe fuori dalla propria valuta base, inoltre, il cambio smette di essere un dettaglio tecnico: può erodere una parte rilevante del rendimento anche se l’asset sale.
Indice del dollaro: il DXY sale mentre il Treasury americano sfiora il 5%
L’indice del dollaro avanza fino a 101,83 alle 20:20 (12:20 a Città del Messico), con un rialzo dello 0,21%. Allo stesso tempo, il rendimento del Treasury USA a 10 anni si colloca al 4,986%, dopo aver toccato il 5,003% intraday. Non serve abbellirlo troppo: il dollaro continua ad avere alle spalle un tasso lungo molto serio.
Cosa implica. Quando il Treasury americano si riavvicina al 5%, il mercato riapre una vecchia discussione che non se ne va mai del tutto: quanto valgono davvero gli asset rischiosi se il denaro smette di essere economico. Un dollaro più forte e rendimenti elevati tendono a irrigidire le condizioni finanziarie globali. Questo pesa di più sui mercati emergenti, sulle società con debito in dollari e sulle Borse molto esigenti in termini di valutazione, come quella statunitense. In Europa l’effetto arriva da un’altra via: il capitale internazionale confronta i rendimenti e, se l’asset senza rischio negli USA offre di più, la tolleranza a pagare multipli elevati fuori da lì si riduce.
USD/JPY: lo yen conserva il rimbalzo di giovedì, ma non cambia il quadro di fondo
Il dollaro resta stabile contro lo yen a 156,88 (+0,07% nella giornata), dopo il forte calo di giovedì, mentre l’euro/yen cede dello 0,13%, fino a 175,62. Il Giappone ha pubblicato nella notte il CPI core nazionale (previsione: 2,1%) e il PMI manifatturiero preliminare (previsione: 54,5), in una seduta che ha rafforzato la sensibilità del cross a qualsiasi aggiustamento delle aspettative prima della riunione della Bank of Japan del 29/10 e 30/10.
Cosa implica. Qui conviene separare rumore e tendenza. Il rimbalzo dello yen può dare un po’ di ossigeno all’Asia e allentare temporaneamente la pressione importata, ma per me non smentisce la questione principale: finché il differenziale dei tassi con gli Stati Uniti resterà ampio, ogni fase di forza dello yen dovrà guadagnarsi il rispetto una volta dopo l’altra. Per la Borsa giapponese, una valuta un po’ più forte può togliere slancio agli esportatori. Per un portafoglio globale, invece, ricorda un aspetto scomodo: coprire o non coprire il cambio cambia molto più di quanto sembri quando le banche centrali corrono a velocità diverse.
GBP/USD: la sterlina scende nonostante PMI britannici migliori del previsto
La sterlina arretra contro il dollaro fino a 1,3372, in calo dello 0,18% nella giornata. Questo accade nonostante il Regno Unito abbia pubblicato alle 10:30 (2:30 a Città del Messico) un PMI manifatturiero a 52,8 contro 51,8 atteso e un PMI dei servizi a 53,1 contro 51,8. Prima, la fiducia dei consumatori GfK aveva deluso con -24 contro -14 previsto.
Cosa implica. La sterlina offre una lezione utile: non sempre basta battere una previsione puntuale se il dollaro sta catturando il flusso globale. Il mercato valuta l’attività, sì, ma sconta anche la combinazione di crescita, inflazione e risposta della banca centrale. Se il biglietto verde domina per tassi e rifugio, persino una sorpresa ragionevole nel Regno Unito può risultare insufficiente. Per la Borsa britannica, una sterlina un po’ più debole può favorire le società internazionali che fatturano all’estero. Per l’investitore in sterline o dall’Europa, invece, il risultato resta lo stesso: il rendimento finale dipende tanto dall’asset quanto dalla valuta in cui viene misurato.
USD/MXN: il peso messicano migliora oggi, ma arriva indebolito alla chiusura della settimana
Il dollaro scende contro il peso messicano fino a 18,6569, in calo dello 0,18% nella seduta. Tuttavia, conviene non perdere di vista il contesto: in cinque sedute l’USD/MXN sale dell’1,17% e in un mese guadagna il 7,93%. L’aggiustamento di oggi suona più come una pausa che come un’inversione.
Cosa implica. In America Latina, il comportamento del peso resta un buon indicatore dell’appetito per il rischio e della pressione esercitata da un dollaro forte. Un sollievo giornaliero aiuta, ma non cambia il quadro se le condizioni finanziarie globali restano tese. Per un portafoglio in Messico, il movimento ha due letture. Da un lato, un calo dell’USD/MXN alleggerisce il costo di attività o debito in dollari. Dall’altro, se il dollaro torna a irrigidirsi, i flussi verso gli emergenti possono raffreddarsi rapidamente. Qui la disciplina conta più dell’opinione.
La mia lettura
Io non leggerei il calo dell’EUR/USD come un incidente isolato. Vedo un mercato che continua a penalizzare la valuta il cui blocco macro si indebolisce per primo e la cui autorità monetaria ha più difficoltà a mostrarsi dura senza che la crescita protesti. Il fatto che l’indice del dollaro salga e che il Treasury americano a 10 anni si avvicini al 5% mi sembra più rilevante del rumore di una singola seduta. L’IBEX 35, che ha chiuso con un rialzo dello 0,40%, ha tenuto meglio dell’Euro Stoxx 50, che ha ceduto lo 0,31%, ma questa resilienza europea non mi sembra argomento sufficiente per abbassare la guardia.
Ciò che mi farebbe cambiare tono sarebbe una combinazione abbastanza precisa: che la BCE del 29/10 alle 14:15 (7:15 a Città del Messico) mostri più fermezza di quanto oggi sconti il mercato e che la Fed del 28/10 alle 19:00 (12:00 a Città del Messico) non rafforzi l’idea di tassi alti per più tempo. Se ciò non accade, il bias del dollaro resterà vivo. Il rischio principale non è solo per la valuta. È per la valutazione della Borsa globale, per il costo di copertura dei portafogli e per il potere d’acquisto del risparmio quando il denaro torna ad avere un prezzo reale.
Per approfondire
- La mia analisi precedente: Euro dollaro oggi: l’EUR/USD scende a 1,1226 e regge sopra 1,12
- Come sapere qual è il tuo profilo di rischio — prima di operare con qualsiasi asset
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Questo articolo è informazione finanziaria generale e non costituisce una raccomandazione di investimento. Investire comporta il rischio di perdita del capitale investito.
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