- La settimana ruota attorno alla Fed, alla BCE e al PIL degli Stati Uniti, con il mercato che incorpora il messaggio sui tassi.
- Alphabet, Microsoft e Amazon possono amplificare qualsiasi cambiamento nel tono macro per il loro peso negli indici e nelle valutazioni.
- Il Brent apre con un lieve arretramento, ma l’energia continua a rappresentare un rischio diretto per l’inflazione e per le banche centrali.
I temi chiave della settimana in borsa: Fed, BCE e PIL degli Stati Uniti

La settimana si gioca nelle banche centrali e nel prezzo del denaro: le chiavi della settimana in Borsa
Le chiavi della settimana in Borsa arrivano abbastanza chiare: mercoledì 28 ottobre alle 19:00 (12:00 a Città del Messico) parla la Fed, giovedì 29 ottobre alle 14:15 (7:15 a Città del Messico) tocca alla BCE e, nel mezzo, giovedì 29 ottobre alle 13:30 (6:30 a Città del Messico) esce il PIL degli Stati Uniti. Per me non è una settimana da cercare l’epica, ma da misurare se il mercato accetta davvero tassi alti più a lungo o se torna a fantasticare su tagli rapidi. Sullo sfondo, venerdì 23 ottobre l’S&P 500 ha chiuso a 7.623,68 punti e l’IBEX 35 a 18.989,80, mentre il Brent inizia questo lunedì a 109,97 dollari.
Calendario della settimana (ora di Madrid)
| Giorno e ora | Evento | Consensus |
|---|---|---|
| mer 28/10, 19:00 | Fed: tassi | 4,00% |
| gio 29/10, 13:30 | USA PIL 3T | 3,2% |
| gio 29/10, 13:30 | USA Core PCE | 0,3% |
| gio 29/10, 14:15 | BCE: tassi | 2,65% |
| gio 29/10, 14:45 | Lagarde interviene | — |
| ven 30/10, 03:30 | BoJ: tassi | <1,25% |
| ven 30/10, 10:00 | Germania PIL prelim. | 0,1% |
| ven 30/10, 11:00 | Eurozona PIL prelim. | 0,2% |
Banche centrali e macro: il mercato mette alla prova la sua fede nelle pause
Il focus principale è sulla Federal Reserve. Il mercato arriva a mercoledì 28 ottobre con previsioni di tassi al 4,00% e con un riferimento scomodo: a settembre la Fed ha alzato di un quarto di punto il range al 3,75%-4,00%. Se ora manterrà invariato, il punto rilevante non sarà il gesto, ma il tono. Con un S&P 500 che venerdì 23 ottobre ha chiuso a 7.623,68 punti e un rendimento del Treasury statunitense a dieci anni al 4,988%, l’asticella per una lettura accomodante è alta.
Un giorno dopo arriva la BCE, con previsioni di mantenere il tasso principale di rifinanziamento al 2,65%. Qui guardo meno alla decisione, che sembra scontata, e più a qualsiasi sfumatura su inflazione, credito e trasmissione monetaria. Venerdì 30 ottobre chiude il blocco macro con il PIL preliminare della Germania alle 10:00 (3:00 a Città del Messico), quello dell’Eurozona alle 11:00 (4:00 a Città del Messico) e l’IPC preliminare della Spagna alle 09:00 (2:00 a Città del Messico). Se la crescita europea continua a raffreddarsi ma l’inflazione non cede con chiarezza, la BCE avrà poco margine per suonare morbida. Il denaro a buon mercato sembra sempre una buona idea, finché smette di esserlo.
Risultati societari: Alphabet, Microsoft, Amazon e Santander dettano il passo
La micro accompagna. Martedì 27 ottobre pubblicano Visa dopo la chiusura di Wall Street e Coca-Cola prima dell’apertura. Mercoledì 28 ottobre arrivano due nomi che pesano davvero su indici e narrazione: Alphabet e Microsoft, entrambi dopo la chiusura di Wall Street, oltre a Santander prima dell’apertura e BBVA dopo la chiusura. Giovedì 29 ottobre sarà il turno di Amazon e Intel dopo la chiusura, con Eli Lilly, Mastercard, Caterpillar, Shell e TotalEnergies prima dell’apertura. E venerdì 30 ottobre chiudono ExxonMobil, Chevron, BP e AbbVie prima dell’apertura.
Qui il meccanismo è semplice: se la grande tecnologia torna a sostenere ricavi e margini, il mercato potrà tollerare meglio tassi esigenti. Se delude su ricavi, capex o guidance, la settimana può girare rapidamente perché la valutazione non regala nulla. In Europa, Santander e BBVA contano per una ragione meno glamour, ma più utile: dicono molto su margini, costo della raccolta e andamento del credito.
Geopolitica e materie prime
Il Brent (contratto di gennaio) inizia questo lunedì 26 ottobre a 109,97 dollari, in calo dell’1,55% rispetto alla chiusura di venerdì, a 111,70. Questo lieve arretramento raffredda una parte della paura immediata sull’inflazione, ma non elimina il rischio. Se il petrolio stabilizza il calo, le banche centrali respireranno un po’ meglio; se rimbalza con forza, il mercato ricorderà di nuovo che l’energia continua a comandare più di quanto piacerebbe alle Borse. L’oro, a 4.020,50 dollari, mantiene inoltre una copertura che non compare per capriccio.
La mia lettura
Penso che il cambiamento rispetto alla settimana scorsa stia meno negli indici che nella sequenza del rischio. Venerdì 23 ottobre l’S&P 500 ha ceduto lo 0,52% e il Nasdaq lo 0,21%, mentre il VIX ha chiuso a 19,45. Non è panico, ma nemmeno compiacenza. Per me, il mercato entra in una prova seria: vuole sentire pausa nella Fed e nella BCE, ma ha anche bisogno che questa pausa non sia accompagnata da un messaggio scomodo su un’inflazione persistente. E qui tendo a diffidare. Quando il costo del denaro smette di scendere, la Borsa deve giustificare meglio ogni multiplo.
Cosa mi farebbe cambiare idea? Una combinazione molto concreta: che giovedì 29 ottobre alle 13:30 (6:30 a Città del Messico) il PIL degli USA non deluda, che il core PCE resti contenuto e che la Fed alle 19:00 (12:00 a Città del Messico) e la BCE alle 14:15 (7:15 a Città del Messico) mantengano il bias di vigilanza senza chiudere la porta a continuare a stringere se necessario. Il rischio principale lo vedo nello scenario opposto: crescita che regge, inflazione che non molla e Borse che quotano ancora come se il prossimo movimento naturale della banca centrale fosse tagliare. Quella scorciatoia raramente costa poco.
Le chiavi della settimana
- La Fed decide mercoledì 28 ottobre alle 19:00 (12:00 a Città del Messico), con previsioni di tassi al 4,00%.
- La BCE decide giovedì 29 ottobre alle 14:15 (7:15 a Città del Messico), con previsioni di mantenere il tasso principale al 2,65%.
- Il PIL anticipato degli USA di giovedì 29 ottobre alle 13:30 (6:30 a Città del Messico) può cambiare il tono dell’intera settimana.
- Il core PCE degli USA, sempre giovedì alle 13:30 (6:30 a Città del Messico), pesa più di molti discorsi.
- Alphabet e Microsoft pubblicano mercoledì dopo la chiusura di Wall Street; Amazon, giovedì dopo la chiusura.
- Santander pubblica mercoledì prima dell’apertura di Wall Street e BBVA mercoledì dopo la chiusura.
- Venerdì 30 ottobre arrivano il PIL preliminare della Germania e dell’Eurozona, oltre all’IPC anticipato della Spagna.
- Il Brent apre la settimana a 109,97 dollari: se l’energia torna a tendersi, la tregua inflazionistica durerebbe poco.
Per chi segue queste chiavi della settimana in Borsa, l’ordine conta. Prima, banche centrali. Poi, crescita e inflazione. E solo dopo, utili. A volte il mercato fa esattamente il contrario; poi arrivano le sorprese e finge che nessuno le avesse viste arrivare.
Per approfondire
- La mia analisi precedente: Chiavi della settimana in Borsa: macro, petrolio e risultati
- Guida all’investimento in Borsa — concetti base per prendere decisioni migliori
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Questo articolo contiene informazioni finanziarie generali e non costituisce una raccomandazione di investimento. Investire comporta il rischio di perdita del capitale investito.
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